Management of textile waste: what is the situation?

(si ringrazia il Consorzio ERP Italia per il contributo di idee e suggerimenti)

Il tessile è una filiera complessa, nella quale non è agevole organizzare un sistema di responsabilità estesa del produttore (extended producer responsibility, EPR) perché coinvolge produzione, consumo, raccolta, riuso, selezione, riciclo, export dell’usato, amministrazioni locali, terzo settore (soggetti non profit che spesso si occupano della raccolta), retail e piattaforme online.

L’obbligo di raccolta per i rifiuti tessili in Europa è in vigore dal primo gennaio 2025. L’Italia, che, come noto, ha anticipato la scadenza al 2022, non ha però ancora approvato il decreto che istituisce il regime di responsabilità estesa del produttore, più volte rimandato e oggi previsto entro fine anno. Una situazione che si colloca in un contesto caratterizzato da diverse difficoltà, derivanti soprattutto dalla diffusione della fast fashion, dell’ultra fast fashion e dalla mancanza di mercati di sbocco per i beni usati.

La gestione dei rifiuti tessili in Italia non parte comunque da zero. Negli anni si è consolidato un sistema costituito da aziende pubbliche e private della raccolta, cooperative, operatori del riuso e terzo settore, che ha permesso di intercettare quantità significative di materiali. Se la raccolta differenziata del tessile è già presente, è però necessario migliorare la qualità dei flussi, rafforzare la selezione, tracciare meglio i materiali e individuare e/o creare sbocchi industriali per le frazioni che non possono essere riutilizzate. Il sistema attuale dovrà essere integrato in una governance più chiara e trasparente, orientata ai target UE, in cui la responsabilità economica e organizzativa dei produttori contribuisca a migliorare le performance complessive.

Le aziende del settore si trovano quindi a operare in un contesto in evoluzione.

Diverse si sono organizzate o hanno aderito a un compliance scheme per il recupero dei rifiuti tessili. I consorzi oggi attivi sono sette e hanno caratteristiche e approcci differenti: alcuni nascono dall’esperienza di sistemi di gestione attivi in altri comparti, altri sono più vicini al mondo del retail che del waste management, altri ancora sono orientati alla costruzione di una filiera industriale, anche visti i legami con gli storici distretti tessili. Un’eterogeneità che potrebbe rivelarsi positiva se la competizione tra compliance scheme non sarà volta solo all’adesione delle aziende ma favorirà la realizzazione di capacità operativa per raccolta, tracciabilità, selezione, partnership industriali, gestione dei dati, rendicontazione, investimenti in impianti e tecnologie.

Sul piano dell’innovazione, sono stati avviati o sono in fasi avanzate di costruzione vari impianti detti “Textile Hub”, alcuni dei quali ammessi a finanziamento tra i progetti “faro” di economia circolare del PNRR. In queste strutture, i rifiuti tessili possono essere selezionati, igienizzati e preparati per il riuso o riciclati. Tra gli esempi, figurano i Textile Hub di Rho, Prato e Biella.     

In attesa del decreto, si dovrebbe cercare di costruire l’architettura operativa del sistema, valorizzando quanto di positivo già esiste e la forte vocazione tessile italiana, in termini di ruoli, responsabilità, modelli di governance, regole di coordinamento tra i compliance scheme, criteri di rendicontazione, flussi informativi, standard minimi di servizio e coinvolgimento degli operatori già presenti sul territorio.

L’Italia si inserisce in un quadro europeo dove alcuni Paesi hanno già sviluppato i propri sistemi e possono rappresentare dei casi studio interessanti. Tra questi, vi sono, ad esempio, Francia e Paesi Bassi.

La Francia ha introdotto già dal 2007 un sistema EPR per tessili, calzature e biancheria per la casa gestito dal compliance scheme Refashion. Due strumenti sono particolarmente interessanti per l’Italia. Il primo è la modulazione del contributo che consente di premiare o penalizzare i prodotti in base a criteri ambientali, come durabilità, riciclabilità o impiego di materiali riciclati. L’altro è il bonus riparazione, che favorisce la prevenzione del rifiuto nel caso coesistano sul territorio nazionale una rete accessibile di riparatori e consumatori informati, oltre a un beneficio economico semplice da usare.

I Paesi Bassi, invece, hanno un sistema EPR in vigore dal primo luglio 2023, che interessa produttori, importatori e fornitori esteri che immettono sul mercato abbigliamento e tessili per la casa. Questo modello offre un esempio utile per l’avvio operativo, poiché prevede obblighi di rendicontazione e obiettivi di riuso e riciclo progressivi.

In generale, l’applicazione del principio EPR per i tessili dovrà cercare di integrare le indicazioni europee con il quadro esistente, prendendo spunto dalle best practice dei Paesi che già dispongono di norme EPR, in modo da favorire una raccolta capillare, lo sviluppo del sistema impiantistico e flussi di materiale di buona qualità. A tale scopo, il decreto per essere efficace dovrà creare un sistema che non sia troppo complesso o con margini di incertezza, capace di dialogare con la realtà della raccolta e del riuso, e di assegnare ai produttori un ruolo significativo, evitando di limitarsi a finanziare i costi attuali senza contribuire all’evoluzione della filiera.