La crisi della plastica: quale via d’uscita?

La filiera delle materie plastiche sta vivendo, ormai da tempo, difficoltà economiche e gestionali crescenti, con una crisi che è ormai divenuta strutturale, fino a mettere in discussione il paradigma stesso dell’economia circolare. Imprese, associazioni e consorzi di filiera chiedono da circa due anni al governo politiche per sostenere la continuità di un comparto industriale a rischio e che, a cascata, potrebbe bloccare l’intera catena che parte dalla raccolta differenziata.

Le criticità, infatti, interessano diverse fasi, incluse la produzione, il riciclo e la vendita delle materie prime seconde (MPS) ottenute dalla raccolta, che pure ha visto un breve momento di respiro in seguito all’aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi con la crisi iraniana.

La produzione europea di materie prime è stata interessata dal graduale spostamento della capacità in aree, come il Medio Oriente, aventi costi energetici inferiori e disponibilità di petrolio a basso costo. Se la produzione globale di plastiche è passata da 395,3 milioni di tonnellate nel 2018 a 459,3 milioni di tonnellate nel 2024 (+ 16%), quella europea è invece scesa da 62,3 milioni di tonnellate a 54,9 milioni (-12%). Le cause risiedono soprattutto nei costi dell’energia elevati e nell’importazione di materiale da nazioni con standard ambientali meno stringenti dell’UE, tra cui, ad esempio, la Cina e altri Paesi asiatici. Ne sono derivati la contrazione della domanda di MPS europee, il rinvio e la cancellazione di investimenti programmati in impianti di riciclo sul territorio comunitario, che hanno portato ad incenerire e/o avviare in discarica oltre il 70,4% dei rifiuti raccolti in Europa, circa 16 milioni di tonnellate (48,9%) nel primo caso e 7 milioni di tonnellate nel secondo (21,5%), e all’esportazione del 12,2% dei rifiuti selezionati (fonte: Plastics Europe).

In Italia, il fatturato delle aziende attive nel riciclo meccanico delle plastiche è diminuito per il terzo anno di fila, attestandosi su 685 milioni di euro nel 2025 (-1,1% sul 2024), a dispetto di un leggero aumento dei quantitativi prodotti, che hanno raggiunto le 850.000 tonnellate (+2% sul 2024). Sebbene la crescita dei volumi sia un segnale positivo, il settore continua ad essere fortemente esposto alla volatilità dei prezzi delle materie prime vergini, alla concorrenza dei materiali esteri e alla debolezza della domanda per diverse tipologie di polimeri (fonte Assorimap).

A partire da ottobre 2025, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha avviato diversi tavoli per riunire i principali stakeholder della filiera, tra cui associazioni, consorzi e società, e cercare possibili soluzioni alla crisi in atto. Se da un lato, questo ha portato a un maggiore scambio di informazioni tra i vari player, dall’altro non sono ancora stati individuati strumenti adeguati a evitare la paralisi del sistema. Le soluzioni ad oggi proposte, infatti, non hanno convinto gli operatori. Tra queste, vi sono l’aumento delle esportazioni e un maggiore ricorso alla termovalorizzazione per i rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata, ma entrambe sono soluzioni per far fronte alla crisi nell’immediato (anche se, nel secondo caso, in contrasto con la gerarchia europea dei rifiuti) svuotando i centri di raccolta che, in mancanza di domanda, rimangono pieni. Non risolvono, però, la difficoltà strutturale del settore che fatica a sostenersi finanziariamente in questo contesto di mercato.

In giugno, sia Emilia-Romagna che Veneto hanno scritto al MASE per segnalare le difficoltà che potrebbero bloccare la raccolta della plastica sul territorio, con il rischio di incendi a causa del caldo, e chiedere l’intervento immediato del governo.

Tra le proposte avanzate dalle associazioni e dagli operatori per il medio-lungo periodo, rientrano l’adozione dei crediti di carbonio, l‘introduzione anticipata degli obblighi relativi al contenuto di riciclato nei nuovi prodotti prevista dal PPWR e quella di misure fiscali a sostegno della plastica riciclata. Peraltro, alcuni Paesi europei hanno già cercato di favorire un maggior impiego di MPS plastiche. Ad esempio, in Belgio, dal 2025, i clienti del compliance scheme Valipac, iscritti ad uno specifico sito, possono ottenere un bonus di 100 €/ton per il materiale riciclato utilizzato negli imballaggi in plastica per uso commerciale e industriale costituiti per almeno il 30% da materiale riciclato post-consumo. La Francia, a partire da gennaio 2026, ha introdotto un incentivo per i produttori di materie plastiche che utilizzeranno polimeri riciclati per le loro lavorazioni[1], che ammonta a:

  • 450 €/ton se il riciclato proviene da una filiera ERP diversa da quella del prodotto in cui è incorporato il materiale riciclato:
  • 550 €/ton se proviene dalla stessa filiera ERP;
  • 1.000 €/ton per alcune resine difficili da riciclare usate in imballaggi per il contatto con alimenti o forniture mediche (art. 3);
  • per il 2026 e 2027 è prevista una tariffa di 550 €/ton per alcune resine come PET opaco/colorato, PS, PP, HDPE e LDPE in determinate condizioni (art. 6).

Per far fronte alla crisi in atto, causata da fattori macroeconomici e dinamiche di mercato globale, occorrono misure tempestive, ma che possano intervenire sulle cause strutturali, in modo da evitare di danneggiare ulteriormente un settore fondamentale dell’economia circolare. A livello nazionale, tuttavia, appare evidente che non si possa più aspettare, con la situazione di stallo che sta portando diverse Regioni a chiedere un intervento ministeriale per evitare il blocco della filiera del recupero. Se da una parte è necessario intervenire con misure rapide nella congiuntura attuale, dall’altro bisogna disegnare una politica per l’economia circolare di ampio respiro che preveda un ventaglio di elementi. Rivedere il market design, introdurre misure di sostegno della domanda di MPS (non solo per la plastica), intervenire per ridurre i costi energetici, favorire gli investimenti in efficienza e il consolidamento industriale, sono solo alcuni dei possibili elementi di una strategia nazionale ed europea per rilanciare l’economia circolare in un contesto globale, extraeuropeo, sempre più competitivo e meno attento alle politiche di sostenibilità.


[1] Arrêté du 5 septembre 2025 fixant les modulations applicables aux contributions financières versées par les producteurs lorsqu’ils incorporent des matières plastiques recycles.