Le nuove politiche dell’Unione Europea, con il Regolamento 40/2025 (PPWR), spostano in Italia l’attenzione sul riuso rispetto al riciclo. Tale documento stabilisce, tra le altre cose, l’adozione di un sistema di deposito e restituzione (Deposit and Return System, DRS) per i contenitori monouso per bevande fino a tre litri in plastica e metallo entro il primo gennaio 2029, a meno che un Paese membro non dimostri di aver conseguito un tasso di raccolta differenziata per tali frazioni di almeno 90%. Si tratta di una percentuale oggi difficilmente raggiungibile con i tradizionali sistemi di raccolta differenziata. Di conseguenza, nel 2025 in Italia sono state presentate tre differenti proposte di legge, che sono oggi già assegnate alla Commissione Ambiente della Camera e in attesa di calendarizzazione, e questo ha riacceso il dibattito nel nostro Paese. Sono, infatti, controverse l’efficacia e l’efficienza di tali sistemi, sia sotto il profilo ambientale che economico. Inoltre, diversi possono essere gli impatti sulla filiera industriale e del riciclo.
L’idea alla base di tali sistemi è che i consumatori paghino un deposito al momento dell’acquisto del prodotto imballato, che viene loro rimborsato quando restituiscono il contenitore vuoto. L’applicazione può riguardare sia gli imballaggi monouso che quelli riutilizzabili, con le bottiglie restituite che sono riusate e non riciclate.
Il concetto è implementato in modo piuttosto differente nei vari Paesi UE, sia nei tempi che nelle modalità gestionali e negli economics. Un panorama di alcune nazioni europee può dunque essere utile per orientare il dibattito in Italia.
La Croazia è stato uno dei primi Paesi a introdurre un sistema di deposito, a partire dal 2005, con un importo salito da 0,07 € a 0,10 € nel 2025 per contenitori di plastica, vetro o lattina. Da gennaio 2027 è prevista un’estensione del campo di applicazione per includere gli imballaggi compositi/multi-strato con una prevalenza di carta e cartone, plastiche diverse dal PET, tra cui, ad esempio, l’HDPE, e contenitori per bevande al di sotto degli 0,2 litri, per arrivare a coprire tutti i contenitori fino a 3 litri.
Anche Danimarca e Germania hanno situazioni ormai consolidate. La prima ha un DRS che distingue tra bottiglie riutilizzabili e monouso e che, nel 2024, ha raggiunto un tasso di ritorno del 93%. L’importo della cauzione dipende dal tipo di materiale impiegato per le bottiglie e le lattine, dal volume di ciascuna bottiglia o lattina e dal fatto che queste saranno riciclate o riutilizzate. La seconda ha un sistema attivo dal lontano 2003, con un tasso di ritorno superiore al 96%, suddiviso in tre sezioni:
- una per bottiglie monouso in plastica e le lattine (“Einweg”), con un deposito di 0,25 €/contenitore;
- un’altra per bottiglie riutilizzabili in vetro e PET (“Mehrweg”), con una cauzione tra 0,08 e 0,15 €;
- un’altra ancora per le casse per bottiglie (“Kasten”).
Dal primo gennaio 2025, l’Austria ha avviato un DRS per le bottiglie in plastica e le lattine per bevande aventi capacità tra 0,1 e 3 litri. Il deposito è di 0,25 € per contenitore e viene assegnato dalle apposite macchinette automatiche o dai venditori di bevande. In Spagna, invece, sarà attivo da novembre 2026 un sistema per bottiglie in plastica, lattine e cartoni per bevande fino a 3 litri, con una cauzione ancora da definire, ma di almeno 0,1 € per contenitore. L’implementazione, in questo caso, si deve al fatto che la Legge n. 7/2022 su rifiuti e terreni contaminati per un’economia circolare (Ley 7/2022, de 8 de abril, de residuos y suelos contaminados para una economía circular) prevedeva che, se la Spagna non avesse raggiunto il 70% di raccolta differenziata delle bottiglie di plastica monouso per bevande, avrebbe dovuto creare un DRS obbligatorio entro due anni dalla conferma del mancato raggiungimento dell’obiettivo. Nel novembre 2023, la Spagna si è fermata al 41,3% e questo ha fatto scattare la clausola. La Grecia, che dispone già di un sistema di deposito per le bottiglie della birra in vetro, prevede di introdurre un DRS, gestito dall’operatore DRS Hellas, dal 2026 per le bottiglie in plastica e le lattine, che arriverà a coprire l’intera superficie nazionale nel giro di due anni.
In Francia e Lussemburgo la discussione è ancora in corso.
Il Belgio ha un sistema di deposito volontario per le bottiglie in vetro fin dagli anni ‘70, mentre per quelle in plastica e le lattine per bevande è da tempo in discussione un possibile sistema obbligatorio nazionale. A complicare il quadro, tuttavia, contribuiscono la forte opposizione dell’industria e il focus dei policy maker sull’attuazione di un sistema digitale. Si tratta di una modalità, non ancora sperimentata da alcun Paese, che viene criticata per le possibili difficoltà per i consumatori (anziani, persone senza smart phone o una buona connessione a internet, etc.) e per le performance tendenzialmente peggiori rispetto a un DRS tradizionale, dovute al fatto che i materiali non sono raccolti separatamente, ma insieme ai rifiuti urbani.
La situazione dei Paesi esaminati è, dunque, piuttosto diversificata, con vari sistemi ormai consolidati e dalle performance di raccolta elevate, altri appena partiti o in partenza e altri ancora ancora in fase di discussione. Tra questi ultimi anche l’Italia, che potrebbe però sfruttare gli spunti e le esperienze delle nazioni con DRS più maturi.
Il disegno del sistema e la sua integrazione o complementarità con quelli di raccolta-riciclo esistenti sono aspetti fondamentali. Nel complesso, è necessario trovare un buon equilibrio tra costi-benefici del DRS e la struttura industriale esistente. Non vanno dimenticate, inoltre, l’importanza delle abitudini dei consumatori, il ruolo dei compliance scheme già attivi, la definizione di un ammontare di deposito adeguato e la funzionalità dei meccanismi messi in campo.