La gestione rifiuti nelle visioni dei Piani regionali

Il quadro del waste management sul territorio nazionale è particolarmente eterogeneo in termini di governance, livello di raccolta differenziata (RD) e riciclo, dotazione impiantistica, priorità e obiettivi previsti per i prossimi anni. Tutto questo emerge in modo molto evidente dall’analisi dei Piani di Gestione Rifiuti di 17 Regioni (esclusi quelli di Lazio e Molise, antecedenti il 2021) e delle due Province Autonome di Trento e Bolzano, integrate con i più recenti dati Ispra, effettuata dal think tank WAS di Althesys nell’ultimo Annual Report 2025.  

Lo stato della gestione rifiuti su ciascun territorio considera, innanzitutto, il tasso di raccolta differenziata e l’ammontare di rifiuti urbani in discarica sul totale prodotto. La percentuale di RD è generalmente confrontata con il target regionale del 65% previsto dall’art. 205 del Testo Unico Ambientale da conseguire entro il 2012, ma considerato attuale dalla maggior parte dei Piani esaminati. Al 2024, undici Regioni e le due Province Autonome lo hanno raggiunto, mentre l’invio in discarica inferiore al 10% entro il 2035 era soddisfatto da sole quattro Regioni (fonte Ispra).

Diversi Piani (almeno undici) segnalano il mancato conseguimento dei target stabiliti dai precedenti per la produzione di rifiuti urbani (RU) e la raccolta differenziata. Le cause sono molteplici e includono:

  • ritardi e difficoltà nel riordino delle competenze e degli assetti previsti dalle norme regionali;
  • un’eccessiva frammentazione degli affidamenti;
  • difficoltà nel raggiungere una RD elevata in alcuni territori, tra cui le aree metropolitane;
  • il mancato completamento del sistema impiantistico regionale, dovuto a lentezza e complessità delle procedure amministrative e anche a fenomeni NIMBY.

Sulla base di tali fattori, i Piani contengono possibili misure correttive, tra cui, ad esempio, il potenziamento della RD in alcune aree e la focalizzazione su determinati tipi di impianti per chiudere il ciclo dei rifiuti sul territorio. L’attuazione di queste funge anche da premessa per il raggiungimento degli obiettivi specifici che 9 Piani sui 19 esaminati prevedono entro il proprio periodo di programmazione. I target possono interessare, ad esempio, la produzione di RU, il tasso di RD, la riduzione dei costi di trattamento, l’eliminazione delle spedizioni di rifiuti fuori Regione, la percentuale di RU in discarica o la diminuzione del numero di gestioni presenti sul territorio.

Non mancano, tuttavia, criticità in relazione alla dotazione impiantistica. Tra le principali, ad esempio, vi sono la distribuzione non omogenea tra le diverse aree a livello di numero, capacità di trattamento e tecnologie o la presenza di impianti malfunzionanti/obsoleti o, ancora, l’impossibilità di chiudere il ciclo dei rifiuti sul territorio regionale. In questo quadro, le strutture previste per i prossimi anni mirano a colmare le carenze attuali e l’analisi di quelle già autorizzate o in via di realizzazione permette di delineare alcune tendenze di sviluppo. Tra queste:

  • la conversione degli impianti di compostaggio in impianti integrati con una prima fase di digestione anaerobica finalizzata alla produzione di biogas;
  • la costruzione di nuovi biodigestori o l’aumento della capacità di quelli attuali;
  • la realizzazione di impianti innovativi, ad esempio, per il trattamento di RAEE, rifiuti tessili e rifiuti assorbenti per la persona (PAP);
  • il revamping o la graduale dismissione degli impianti di trattamento meccanico-biologico (TMB);
  • l’ampliamento delle discariche esistenti, evitando la costruzione di nuove.

Al contempo, si assiste ad una riapertura verso il rinnovamento e la costruzione di nuovi termovalorizzatori, spinta anche da obiettivi UE sempre più sfidanti. Il recupero di energia dai rifiuti, infatti, ha un ruolo centrale nei Piani di Calabria, Campania, Sardegna e Umbria, anche se quest’ultima ha poi deciso di rivalutare la questione nel giugno 2025. Più cauta la Basilicata, che non esclude di prendere in considerazione tale soluzione, il Piemonte segnala la necessità di ulteriore capacità di termovalorizzazione e la Sicilia, ad oggi priva di impianti Waste to Energy (WtE), prevede la realizzazione di due strutture.   

Non solo. Dopo la pubblicazione dei Piani più recenti, si è iniziato a parlare di un possibile nuovo termovalorizzatore in Liguria, mentre sono stati mossi diversi passi verso la realizzazione di un impianto WtE a Roma. Ancor più recentemente, nell’ambito dell’aggiornamento del Piano di gestione rifiuti delle Marche, è emersa la volontà di realizzare un termovalorizzatore da 370.000 tonnellate annue per consentire la chiusura del ciclo di gestione rifiuti nella Regione.

In conclusione, il quadro dei piani regionali mostra una situazione a luci e ombre, dove restano ancora diverse criticità, ma vi sono anche progressi e segnali di cambiamento significativi, come ad esempio, un diverso orientamento verso il recupero energetico.