Indice Irex debole, tra quadro macroeconomico incerto e attese normative

Dopo la flessione registrata a dicembre, l’indice IREX apre il 2026 continuando la discesa e chiude il mese di gennaio in ulteriore discesa. Il paniere delle small-mid cap italiane attive nelle rinnovabili e nella smart energy si attesta a 20.851 punti, segnando un calo del 2,2% rispetto a fine dicembre. L’andamento mensile evidenzia una grande volatilità nella prima parte del mese, un calo netto nella parte centrale e un parziale recupero nelle ultime sedute, che non è tuttavia sufficiente a riportare l’indice sui livelli di inizio periodo.

Il quadro dei singoli titoli mostra un andamento eterogeneo, con alcune performance positive in un contesto complessivamente debole. Tra i migliori si collocano Frendy Energy (+7,7%), sostenuta da un miglioramento del sentiment sul comparto idroelettrico di piccola scala, e Ecosuntek (+5,0%), che beneficia di acquisti selettivi e di un rinnovato interesse sul titolo, ed ESI (+2,4%), favorita da una dinamica più stabile delle aspettative operative. Sul fronte opposto, Innovatec (–0,6%) mostra una sostanziale stabilità dopo i recuperi dei mesi precedenti, mentre Alerion (–2,3%) continua a risentire del raffreddamento del sentiment sul comparto eolico europeo. Più marcate le flessioni di EEMS (–5,8%) e Seri Industrial (–6,4%), penalizzate da prese di profitto e da una minore propensione al rischio verso le small cap industriali del settore.

La performance dell’Irex risulta inferiore a quella dei principali listini italiani. In gennaio, il FTSE Italia All-Share registra un lieve aumento dello 0,58%, riflettendo un clima di relativa stabilità sul rendimento dei mercati azionari, mentre il FTSE Italia Energia segna +6,78%, mostrando un andamento più solido rispetto all’indice Irex e beneficiando del contributo dei titoli oil & gas, in un contesto sostenuto dal rialzo delle principali commodity energetiche.

Anche i principali listini europei mostrano andamenti differenziati nel mese di gennaio. Il DAX tedesco chiude in lieve rialzo (+0,20%), mentre il CAC 40 francese registra una moderata flessione (–0,36%). Più robusta la performance della Spagna, con l’IBEX 35 in crescita del 3,24%, sostenuto in particolare dal comparto bancario e dai titoli a maggiore capitalizzazione. Nel complesso, i mercati europei mostrano un avvio d’anno improntato a un cauto ottimismo, pur in un contesto macroeconomico ancora caratterizzato da incertezze.

Sul fronte delle commodity energetiche, nel mese di gennaio si osserva un deciso rialzo dei prezzi petroliferi. Il Brent sale a 70,70 $/bbl, con un aumento del +16,21%, mentre il WTI si attesta a 65,83 $/bbl, in crescita del +14,49%. Il rialzo riflette aspettative di domanda più sostenuta, tensioni geopolitiche persistenti e un riequilibrio delle scorte.

Sul mercato elettrico, il PUN italiano si porta a 132,66 €/MWh, in aumento del 14,87% rispetto a dicembre, segnalando una maggiore tensione sul lato della domanda e condizioni di offerta meno distese nel pieno della stagione invernale.

Il contesto macroeconomico internazionale rimane improntato a una crescita moderata nonostante l’incertezza nella situazione geopolitica. La crescita globale è attesa al 3,2% nel 2025 e al 2,9% nel 2026 (dati OECD), ma ancora disomogenea tra le principali economie. Permangono, tuttavia, elementi di incertezza legati al rallentamento del commercio internazionale, alle tensioni geopolitiche e all’orientamento restrittivo delle politiche commerciali in alcune aree chiave.

In Italia gli ultimi dati ISTAT disponibili delineano un quadro ancora di crescita contenuta, con domanda interna moderata. Sul fronte dei prezzi, a gennaio 2026 l’inflazione (NIC, al lordo dei tabacchi) registra un +0,4% rispetto al mese precedente e +1,0% sull’anno (in rallentamento dal +1,2% di dicembre), mentre l’inflazione di fondo si mantiene su livelli più elevati (+1,8% al netto di energetici e alimentari freschi). La fiducia dei consumatori è in lieve miglioramento, con l’indice che sale a 96,8 da 96,6 del mese precedente.

L’indice IREX risente dunque del protrarsi di un contesto di mercato prudente, della volatilità dei prezzi energetici e di una minore propensione al rischio sulle small-mid cap rinnovabili. In attesa dei prossimi sviluppi normativi e dell’evoluzione del quadro macro ed energetico nei mesi successivi, l’attenzione degli investitori resta concentrata sulla solidità finanziaria delle società del paniere e sulla loro capacità di posizionarsi in modo profittevole lungo le principali direttrici della transizione energetica.

L’andamento dei quattro titoli worst e best performers