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Tassa rifiuti questa sconosciuta

tassa a tariffa con l’obiettivo di attuare il principio comunitario del “chi inquina paga”. Ero un giovane ricercatore universitario nel 1999 quando assistetti l’Anpa (oggi Ispra) a predisporre le linee guida per la redazione da parte dei Comuni del Pef per la gestione dei rifiuti urbani previsto dal Dpr 158.

Oggi l’adozione della tariffa è la grande novità del settore del waste management e una delle questioni chiave per gli operatori. Salutata (giustamente) come l’avvio di una nuova era per il comparto, la sua applicazione trova ora in affanno diversi gestori ed enti “territorialmente competenti”.

Varie sono le difficoltà insite nell’affrontare un sistema complesso, con qualche rinvio delle scadenze, chiarimenti, promesse di sperimentalità e alcuni ricorsi alla giustizia amministrativa, che segnano il percorso verso l’attuazione della nuova Tari disegnata da Arera.

Non vi è dubbio che l’introduzione di un’autorità indipendente di regolazione, proposta anche dal Was Report già anni addietro, costituisca un elemento strategico per l’industrializzazione e la modernizzazione del settore. Un comparto peculiare, con molte diversità rispetto agli altri settori regolati e caratterizzato da carenze informative e una limitata trasparenza. Non a caso, una delle prime azioni dell’Autorità è stata la raccolta di dati sulla qualità del servizio, con i termini per la consegna dei questionari prorogati, proprio a riprova delle difficoltà informative.

Lo stesso Dco 351/2019/R/rif, propedeutico alla delibera n. 443/2019/R/rif, era stato oggetto di numerose osservazioni e richieste di spiegazioni. Tutti gli stakeholder, al contempo, avevano riconosciuto lo sforzo fatto da Arera verso una maggior chiarezza e omogeneità del meccanismo di finanziamento della gestione dei rifiuti e gli effetti positivi che avrebbe avuto sugli investimenti e sull’efficienza.

Il settore, data la mancanza di una regolazione nazionale fino al 2018, è ancora molto diversificato sul territorio: nei modelli di finanziamento, negli operatori e nell’istituzione degli Enti di governo degli ambiti. La delibera potrebbe condurre verso un sistema con regole chiare e univoche, capace di garantire la confrontabilità dei costi, la verifica dell’efficienza e la trasparenza verso gli utenti. L’individuazione dei vari componenti della tariffa, variabili e fissi, e la distinzione tra costi operativi e costi d’uso del capitale, prevista all’articolo 2, dovrebbe dunque mettere ordine e chiarezza.

Il Mtr, allo scopo di premiare le performance migliori, introduce fattori innovativi per il comparto, come, ad esempio, il sistema di sharing. La suddivisione tra i gestori e gli utenti dei ricavi dalla vendita dei materiali provenienti da raccolta differenziata è certamente positiva, ma non esente da criticità. Il valore delle materie prime seconde (Mps), che viene inserito tra i parametri di calcolo, dipende da mercati che, ormai al pari di quelli delle commodity, possono essere molto volatili, su periodi ben più brevi della regolazione tariffaria.

I criteri per l’aumento degli oneri operativi riconosciuti che, per la prima volta, fissano un limite alle variazioni annue del costo del servizio, sono un aspetto certamente positivo per i cittadini, ma possono portare a rigidità rispetto all’evoluzione del servizio e dei gestori.

Il Mtr presenta quindi complessità e difficoltà di implementazione, soprattutto per i gestori e gli enti di minori dimensioni e/o in ritardo rispetto alla media italiana. Anche per i migliori, però, non tutto è agevole. Arera pare esserne consapevole, data la recente delibera 57/2020 relativa a semplificazioni, chiarimenti e verifica della coerenza regolatoria degli enti territoriali.

L’adozione della tariffa richiede ai gestori un approccio ampio e integrato che comprenda, tra l’altro:

– cambiamenti nei metodi di rilevazione e computo degli economics del servizio;

– capacità di trasferire i dati del gestore negli input richiesti dal Mtr;

– opportuni sistemi di rilevazione e controllo dei risultati operativi;

– visibilità e comprensione dei mercati delle Mps per il fattore di sharing (Althesys da anni sviluppa uno specifico osservatorio e indice, MP2 Index);

– corretta individuazione del perimetro del servizio e di capex e opex ammissibili;

– adeguata valorizzazione delle immobilizzazioni;

– disegno ottimale delle attività per individuare al meglio i costi operativi incentivanti;

– capacità di elaborare coerentemente il Piano economico-finanziario (Pef).

In sintesi, molte e diverse competenze specifiche e una profonda conoscenza del settore, di cui talvolta i gestori non dispongono appieno e tantomeno hanno alcuni presunti “esperti di tariffe” provenienti da altri settori.

Nel complesso, dunque, riuscirà la tariffa a far crescere gli investimenti, migliorare il rapporto qualità/prezzo del servizio e rendere i cittadini più consapevoli e soddisfatti?

Diversi esempi virtuosi, europei ed italiani, direbbero di sì. A Berlino, ad esempio, l’introduzione da tempo di una tariffa pay-as-you-throw, articolata secondo i diversi standard di servizio richiesti dai cittadini-clienti, ha portato a risultati positivi, con il tasso di riciclo totale raddoppiato, dal 21% del 1996 al 42% nel 2012.

In Italia, tra i 26 maggiori operatori con un tasso di raccolta differenziata superiore al 70% nel 2018, ben dieci hanno applicato la tariffa puntuale sull’intero territorio servito, cinque solo su una parte e tre erano in una fase di sperimentazione (fonte: Was 2019 v. Staffetta Rifiuti 29/11/19).

In diversi casi, l’impiego, anche solo parziale della tariffa, è andato in parallelo con la digitalizzazione dei processi (con l’introduzione di sacchetti e contenitori intelligenti), l’aumento della raccolta differenziata e il calo dei rifiuti indifferenziati conferiti. L’evidenza che l’applicazione della tariffa puntuale si accompagna a migliori risultati emerge anche dall’analisi delle Top Utility (v. Staffetta Rifiuti 20/02), con la crescita dal 31% al 37% dell’adozione della tariffa e dal 58% al 65% della raccolta differenziata nell’ultimo triennio.

La definizione di un modello tariffario a livello nazionale da parte dell’Autorità potrebbe dunque avere ricadute molto positive, sia in termini di performance operative che di investimenti. Nel quadro italiano, tuttavia, permangono alcuni nodi irrisolti. La regolazione si inserisce in un assetto di governance disomogeneo, con la presenza di Enti Territoriali d’Ambito in alcune aree, di gestori che si interfacciano direttamente con i Comuni in altre e con un regolatore regionale in altre ancora.

Nel complesso, la strada per la piena attuazione di un sistema tariffario nazionale sembra ancora piuttosto lunga e con qualche salita. Mentre per i grandi player è più agevole, per altri pare tuttora un oggetto sconosciuto e misterioso. In conclusione, l’implementazione della Tari è un passaggio fondamentale per la modernizzazione del settore, ma comporta impegno, risorse e competenze. Serve anche una visione strategica e di medio-lungo periodo che consideri l’attuazione della tariffa un fattore di crescita e modernizzazione e non un dettaglio secondario della gestione operativa.