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Irex Index Monthly

Althesys, in partnership con Staffetta Quotidiana e E-gazette fornisce un aggiornamento mensile sull’andamento delle pure renewable tracciate dall’Irex Index.

Ecco l’edizione pubblicata il 10 gennaio 2019.

Borse negative, ma le rinnovabili quotate resistono (IREX -0,5%)

La chiusura del 2018 non ha cambiato gli scenari dell’economia mondiale. Le Borse rallentano mentre non arretra la crescita, nonostante la guerra dei dazi, che ha iniziato ad avere effetti significativi sul commercio internazionale.

Proprio i dazi sono stati al centro del dibattito economico internazionale, a seguito dell’intesa raggiunta tra Stati Uniti e Cina, che prevede il congelamento al 10% dei dazi americani su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi. Lo scatto al 25% sarà, dunque, applicato solo in caso di fallimento dei negoziati.

Le aspettative di un’inversione dell’attuale fase espansiva, oramai da lungo tempo in atto, non trovano, comunque, riscontro nei buoni dati sull’andamento dell’economia reale che, anzi, man mano che passa il tempo, si rafforzano. Il mercato del lavoro statunitense viaggia sui tassi di disoccupazione più bassi mai registrati, rendendo sempre più credibile un aumento dei salari; questo potrebbe però intaccare l’equilibrio attuale, per di più minacciato dalla prossima fine degli sgravi fiscali voluti dall’Amministrazione Trump.

Il rischio di un’ulteriore stretta monetaria sembra al momento scongiurata, ma l’aumento dei tassi di 25 punti base al 2,5% preannunciato dalla FED si è effettivamente concretizzato prima delle festività natalizie.

Ciononostante, dicembre ha visto i titoli tecnologici ulteriormente crollare, dopo il picco massimo raggiunto in settembre. Un campanello d’allarme molto serio, se si pensa che le società tecnologiche, che hanno sostenuto le Borse nell’ultimo decennio, oggi occupano 7 posizioni nella top ten delle società quotate a livello mondiale.

Il 2018 si è concluso con un prezzo del Brent di 54 $/b. Per il WTI, invece, dicembre si è chiuso a 46 $/b. Rispetto a novembre i due marker hanno perso, rispettivamente, l’8,6% ed il 10,1%, mentre rispetto a 12 mesi fa il calo è di -21% e -29%. Per il mercato petrolifero, l’anno si è contraddistinto per due movimenti contrastanti. Dapprima, i corsi sono saliti fino a metà dell’anno per via di aspettative negative sull’offerta fondate sulle tensioni geopolitiche e rafforzate dall’effettiva restrizione delle scorte. Nella seconda parte del 2018, si è verificata un’inversione di tendenza, proprio per il variare delle condizioni dell’offerta, che, nonostante gli aumenti di fine estate-inizio autunno, in conseguenza delle  aspettative degli operatori sulla politica dell’OPEC, ha riportato i corsi sui livelli più bassi dall’estate del 2017. Nell’ultimo mese del 2018, poi, il clima si è deteriorato per effetto delle pessimistiche attese macroeconomiche e delle decisioni della FED, riducendo ulteriormente gli acquisti speculativi. Poco ha inciso, invece, su queste tendenze la storica notizia dell’abbandono dell’OPEC da parte del Qatar.

Anche per le Borse europee dicembre si è chiuso in rosso, in continuità con gli andamenti degli ultimi 12 mesi. Sempre più stretta nella morsa dei “gilets jaunes” in Francia e della trattativa sulla Brexit, l’UE risente pesantemente dell’avvicinarsi delle elezioni di primavera per il rinnovo del Parlamento. Così, in dicembre, l’indice CAC francese è sceso del 5,5%. Hanno fatto peggio, peraltro, il DAX 30 tedesco, calato del 6,2%, e l’IBEX 35 spagnolo, che ha perso il 5,9%.

La politica monetaria della area euro, come promesso da Draghi, continuerà ad essere espansiva, seppur in misura ridotta rispetto al recente passato. Nei prossimi mesi è assicurata, quindi, la continuazione delle operazioni di acquisto della BCE ed i tassi rimarranno fermi.

L’Italia ha approvato la legge di bilancio, trovando un punto di incontro tra il livello di deficit desiderato dal Governo e il target dell’UE. Lo spread BTP/Bund si è dunque affievolito, chiudendo l’anno sotto i 255 punti base, valore comunque doppio rispetto a quello di inizio maggio.

L’indice borsistico italiano FTSE All Share ha seguito l’andamento generale, perdendo il 6,4% nell’ultimo mese dell’anno. Il FTSE Oil&Gas, indice del comparto petrolifero italiano non si è distinto, facendo segnare un -5,2%, mentre l’indice IREX delle small-mid cap pure renewable quotate su Borsa Italiana ha limitato la perdita allo 0,5%. La chiusura d’anno è stato tutto sommato positiva, dal momento che l’IREX è riuscito a risalire la china dopo aver toccato il minimo dell’anno a fine ottobre ed ora viaggia sugli stessi valori di metà agosto.

Renergetica ha effettuato il suo debutto sull’AIM Italia in agosto con il titolo a 1,5 € ed ha chiuso l’anno a 2,8 €. Il forte apprezzamento di dicembre (+58,6%) è frutto dei giudizi positivi degli operatori, ben impressionati dagli obiettivi di espansione della società negli Stati Uniti.  L’aumento di capitale di 3,1 milioni di euro effettuato in concomitanza con la quotazione, riservato alla società Exacto, e l’acquisizione di Zaon hanno portato ad un raddoppio dei ricavi, contribuendo a riequilibrare il bilancio ed a rafforzare la posizione di Renergetica nel mercato cileno.

Nessun’altra quotata dell’Indice IREX è però rimasta in terreno positivo nello scorso mese.

Enertronica (-13,6%) e Seri Industrial (-12,7%) hanno chiuso con variazioni a doppia cifra. La prima ha risentito dello scossone dato dall’assemblea degli azionisti con l’approvazione dell’aumento del capitale. E’ stato escluso il diritto di opzione da 4,1 milioni di euro da offrire in sottoscrizione in misura proporzionale a Carraro International e Carraro, a fronte del conferimento di azioni della società Elettronica Santerno.

Seri Industrial ha subito l’attuale fase di transizione dalle fonti rinnovabili alle batterie. La società ha avviato la semplificazione della struttura del gruppo. L’operazione si inserisce in un più ampio progetto che prevede la riduzione del numero di società partecipate e la focalizzazione delle attività in tre macro- aree. Da una parte, la vendita a terzi di impianti “chiavi in mano” per il trattamento delle batterie esauste, nonché la produzione di piombo secondario e plastica recuperati dalle batterie. Dall’altra, la produzione e vendita di componenti in plastica e la vendita di granuli plastici al mercato automotive. Infine, la produzione e vendita di accumulatori elettrici al piombo ed al litio per applicazioni industriali, storage e specialties.

La worst performer del mese è EEMS (-25,6%), che a fine novembre aveva siglato un contratto per lo sviluppo di servizi di assemblaggio di memorie DRAM con un’azienda leader mondiale nel mercato delle memorie a semiconduttore, con previsioni di sviluppo del business in Asia.