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Una strategia per i rifiuti in Italia

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Il settore della gestione dei rifiuti sta attraversando una fase di profondo cambiamento sia dal punto di vista normativo-regolatorio sia da quello degli assetti strategici e industriali. Ugualmente stanno mutando le interazioni con gli altri settori industriali e dei servizi, oltre che quelle con i cittadini-utenti e gli altri stakeholder.
Il report “L’industria italiana del waste management e del riciclo tra strategie aziendali e politiche di sistema” del think tank WAS – Waste Strategy analizza in modo approfondito e innovativo lo stato del settore e le sue prospettive.

Lo studio si articola in cinque aree:

  • il quadro generale della gestione dei rifiuti urbani in Italia, dell’assetto infrastrutturale e dell’evoluzione normativa nazionale e comunitaria;
  • lo scenario competitivo, individuando i maggiori operatori lungo la filiera, analizzandone i principali dati operativi, economici e l’andamento degli investimenti nell’ultimo triennio;
  • la mappatura delle operazioni straordinarie più rilevanti messe in atto dagli operatori, al fine di delineare le tendenze strategiche prevalenti;
  • la valutazione economica dei possibili impatti delle diverse politiche di gestione dei rifiuti, calcolati su due scenari di sviluppo al 2025 e al 2030 elaborati sulla base degli obiettivi europei in discussione;
  • la definizione di alcuni indirizzi di policy emersi dalle precedenti analisi..

Nel corso degli ultimi anni l’Italia è migliorata nella gestione dei rifiuti urbani (RU), con il calo della produzione e l’aumento della raccolta differenziata. Tuttavia, l’obiettivo di decoupling rifiuti-PIL è ancora lontano, dato che la riduzione dei RU degli ultimi anni è da attribuire più alla recessione che a cambiamenti strutturali. Il nostro Paese dipende ancora troppo dalle discariche e non riesce a colmare il deficit di impianti di termovalorizzazione. I Paesi europei che già hanno un ridotto o pressochè nullo uso della discarica presentano contemporaneamente un alto tasso di riciclo e di incenerimento. Parrebbe dunque andare nella giusta direzione la norma di recente prevista nel Decreto “Sblocca Italia” per semplificare l’iter per realizzare nuovi impianti di smaltimento e recupero e gestire in maniera più efficiente la capacità esistente. La revisione delle principali direttive UE che regolano il settore fisserà obiettivi al 2030 molto sfidanti, come l’aumento del riciclo al 70% e l’eliminazione delle discariche. Cogliere tali obiettivi richiederà l’industrializzazione e il consolidamento del settore, che ad oggi continua ad essere molto frammentato
L’industria del waste management e del riciclo riunisce una molteplicità di operatori molto eterogenei, sia per dimensioni, sia per aree di business che per risultati. L’analisi dei 70 maggiori player (rappresentativi di oltre metà del settore) evidenzia come le performance migliori siano delle imprese di grandi dimensioni e più integrate (Grandi Mulitutility), le uniche a riuscire a presidiare l’intera filiera. Nel 2013 tali operatori hanno realizzato circa il 50% degli investimenti e conseguito un rapporto medio Ebitda/Ricavi più che doppio (32,2%) rispetto a quello degli altri. Gli investimenti dei Top 70 hanno sfiorato il miliardo di euro nel triennio, destinati soprattutto alla manutenzione e all’ammodernamento degli impianti. La strategia di rafforzamento della dotazione infrastrutturale è stata però frenata dai ritardi e le incoerenze della pianificazione regionale, dalle incertezze dei sistemi di finanziamento, dalla mancanza di chiarezza nella normativa nazionale e dalle opposizioni locali alla costruzione degli impianti.

Nel 2013 sono state mappate 42 operazioni straordinarie, avvenute in prevalenza nel Nord Italia. Le aggregazioni sono il 73% delle operazioni e hanno coinvolto realtà medio-piccole, assorbite dai player maggiori. Emergono due tendenze strategiche di fondo: una crescita dimensionale attraverso aggregazioni e l’avvio di processi di riorganizzazione delle attività per ottimizzare la gestione. Si delineano, inoltre, due modelli strategici: uno “large scale”, basato su una forte dotazione impiantistica di smaltimento a complemento della raccolta differenziata, capital intensive e con ampi bacini serviti. L’altro, un modello “light”, tipico di aziende medio-piccole, che mira a ridurre la necessità di smaltimento puntando molto su raccolta differenziata e riciclo. E’ anche in atto una convergenza tra mercati diversi, con operatori degli RU che entrano nel segmento degli speciali e viceversa. Potenziali di crescita vi sono poi nelle aree di più recente sviluppo quali, ad esempio, i RAEE, i PFU, le pile e le batterie, etc.

La gestione dei rifiuti comporta anche una serie di ricadute per il sistema Paese. Lo studio ha stimato gli effetti, ambientali, economici e sociali di diversi scenari futuri. Il raggiungimento degli obiettivi previsti al 2030 dalle revisioni delle direttive UE (70% di riciclo totale) comporterebbe benefici potenziali netti per l’Italia fino a 15 miliardi di euro circa.

L’azione dei policy maker sarà tuttavia determinante affinchè tali benefici possano concretizzarsi. Innanzitutto, il settore necessita di maggior chiarez-za e stabilità normativa, in modo da ridurre l’incertezza e consentire piani e investimenti di medio-lungo periodo. Servono sistemi di finanziamento che perseguano al contempo efficienza e sostenibilità economica ed ambientale. Bisogna favorire il consolidamento del settore, attraverso l’unicità delle gestione in ambiti territoriali minimi e le aggregazioni. L’ottimizzazione nella gestione e prevenzione dei rifiuti richiede anche una stretta coopera-zione lungo l’intera filiera, attraverso una equilibrata distribuzione di responsabilità ed oneri tra i vari anelli della catena del valore. Ugualmente è essenziale la coerenza tra norme che toccano industrie diverse ma che concorrono ai medesimi obiettivi ambientali. Si deve ridurre la frammentazione di competenze e responsabilità, prevedendo anche l’eventuale introduzione di un soggetto nazionale di regolazione del settore. In conclusione, è necessaria una vera e propria strategia nazionale per i rifiuti, chiara e di lungo periodo, che sappia valorizzare le competenze e le risorse industriali italiane.