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Borse in flessione, ma l’indice IREX decolla (+10%)

Negli USA il mese si è aperto con la notizia di ulteriori 250.000 posti di lavoro creati in ottobre ed un tasso di disoccupazione sceso al 3,7%, valore che non si toccava dagli anni ’60. L’economia statunitense insiste quindi nella sua fase di espansione, che si protrae ormai da 97 mesi. La FED, di conseguenza, ha comunicato la propria intenzione di aumentare in dicembre il tasso di interesse al 2,5%.

Dal punto di vista della politica estera, gli Stati Uniti continuano a muoversi su più fronti. Da una parte, la guerra commerciale con la Cina mostra alti e bassi, con dei segnali di tregua confermati dal G20 di fine mese. In quell’occasione Washington ha annunciato la sospensione dei rialzi delle tasse doganali dal 10% al 25%, che sarebbero dovuti scattare a gennaio, mentre Pechino ha a sua volta comunicato la riduzione dei dazi sulle auto USA. Dall’altra, i rapporti tra le due principali potenze mondiali non sono ancora distesi, come dimostrano gli attacchi di Trump contro la compagnia telefonica cinese Huawei e le divergenze sulla questione iraniana. Anche i rapporti tra Stati Uniti e Mosca sono critici. Dopo il riaccendersi della crisi tra Russia e Ucraina a seguito degli scontri navali, Washington ha annunciato la cancellazione del summit con Mosca nell’ambito del G20 e l’invio di una nave da guerra nel Mar Nero.

Parallelamente, la Russia sta trattando con i vertici dell’OPEC su eventuali tagli alla produzione di petrolio. Il mercato petrolifero in novembre ha visto calare drasticamente i corsi dei due principali marker fino ai livelli di fine 2017. Il Brent ha chiuso a 59,2 $/b, con una variazione negativa del 18,5%, ed il WTI è diminuito quasi del 20%, portandosi a quota 50,8 $/b.

In prospettiva occorrerà verificare l’effettiva volontà da parte dell’Arabia Saudita di effettuare i tagli, considerato che Washington preferisce muoversi all’interno di un contesto di prezzi bassi e Mosca è recalcitrante ad accettare nuovi tagli dopo quelli già effettuati nei mesi scorsi. Peraltro, la distensione dei rapporti commerciali tra USA e Cina e l’aumento del tasso di interesse praticato dalla FED suggeriscono già una spinta al rialzo dei corsi petroliferi.

Le Borse europee stanno soffrendo il turbolento contesto politico del Vecchio Continente. Mentre in Gran Bretagna si continua a discutere sulle modalità di uscita dall’UE, in Italia la legge di bilancio prospettata dal nuovo Governo alimenta i dubbi dei mercati e provoca il rischio di una procedura di infrazione da parte di Bruxelles. Di conseguenza, il FTSE All Share ha registrato un deciso calo per buona parte del mese, chiudendo però quasi in parità a -0,3%, dopo che il Governo si è mostrato disposto a rivedere le proprie stime sul deficit interno.

Parigi ha invece ceduto l’1,8%, trascinata al ribasso dalle forti contestazioni da parte del movimento dei “Gilet gialli”, che hanno costretto il Governo transalpino ad un brusco dietrofront sulle proprie manovre fiscali. L’indice DAX 30 in Germania è calato dell’1,7%, frenato dall’indebolimento del tasso di crescita tedesco, mentre l’IBEX 35 spagnolo si è mosso in controtendenza, chiudendo a +2,1% grazie ai buoni risultati economici di questo mese.

Il comparto italiano dei titoli energetici (indice FTSE Oil&Gas) ha sofferto il crollo dei corsi petroliferi, cedendo il 5,8%, mentre l’indice IREX delle small-mid cap pure renewable quotate su Borsa Italiana ha, invece, mostrato una decisa crescita, chiudendo a +10%, trainato dalle performance particolarmente positive di Falck Renewables (+33,9%), Agatos (+16%) e Renergetica (+14,7%), oltre che di EEMS (+4,7%).

Falck Renewables ha comunicato ad inizio mese l’approvazione del Resoconto Intermedio di Gestione al 30 settembre 2018, che ha certificato un considerevole incremento dei ricavi e dei principali indicatori finanziari del gruppo. La società, inoltre, ha comunicato il closing dell’acquisizione di un progetto eolico in Spagna per una capacità totale di 10 MW ed una produzione prevista di 33 GWh annui. I buoni risultati ottenuti da Agatos sono invece connessi ad alcune operazioni di natura finanziaria che hanno dotato l’azienda di nuovo capitale funzionale alla realizzazione del Piano Industriale 2019-2022. Renergetica, tramite la controllata RSM Chile, ha, infine, reso noto di aver venduto a Total Solar Latin America S.p.A. le autorizzazioni per costruire tre impianti fotovoltaici in Cile, per una potenza complessiva di 16,41 MW ed una produzione annua stimata in 31 GWh.

Gli altri titoli dell’indice hanno invece chiuso il mese in flessione. I worst performer sono stati Enertronica (-21,9%) e K.R. Energy (-16,7%). Il titolo Enertronica è tornato ad essere negoziato in Borsa successivamente all’approvazione della relazione finanziaria semestrale, e sconta probabilmente un risultato in perdita e la lunga sospensione dagli scambi. Il comunicato, tuttavia, rende note alcune operazioni rilevanti, tra cui il progetto di fusione per incorporazione di Elettronica Santerno S.p.A., sostenuto da un aumento di capitale di 4,1 mln €, l’approvazione del Piano Industriale 2019-2022, che prevede la progressiva uscita dal settore EPC a vantaggio delle attività produttive industriali, ed infine la sottoscrizione di un contratto di fornitura di inverter per il più grande impianto fotovoltaico dell’America Latina per 500 MW.

K.R. Energy, che ha modificato la propria denominazione in Seri Industrial S.p.A., ha nominato un nuovo Consiglio di Amministrazione per il prossimo triennio. Ha altresì approvato i risultati al terzo trimestre 2018, che mostrano una forte crescita dei ricavi, dovuta però alla focalizzazione delle attività lungo la filiera degli accumulatori, continuando ad operare in misura marginale nel settore della produzione di energia da fonti rinnovabili, non ritenuto più strategico.